Era il 1929 e gli Stati Uniti attraversavano la più grande crisi economica che avessero mai conosciuto e che avrebbero mai conosciuto. A un periodo di vacche grasse era seguito un momento di empasse, in cui il mercato non riusciva più ad assorbire la sovrapproduzione, poi crollarono i prezzi, crollarono le borse, crollò il mercato.
Erano gli anni ‘20 e il capitalismo aveva già mostrato segni di cedimento.
Il presidente Roosvelt, a costo di risultare troppo poco liberista, adottò la formula del celeberrimo Keynes per uscire dalla crisi. Lo Stato, l’unico soggetto con i fondi necessari per rilanciare la ripresa avrebbe intrapreso tutta una serie di opere pubbliche. In questo modo l’indotto si sarebbe riattivato. E, cosa più importante di tutte, l’occupazione sarebbe aumentata. Questa manovra economica prese il nome di New Deal.
Sono passati 70 anni esatti, e per quanto la situazione non sia minimamente paragonabile (la crisi odierna è molto meno pesante rispetto al periodo della grande depressione), viviamo in piccola parte gli stessi effetti di allora.
I prezzi hanno subito un arresto, la disoccupazione è aumentata.
E urge un nuovo new-deal. Un new deal moderno.
In molti lo hanno capito, Usa e Cina in primis.
E la Spagna, paese che ha subito pesanti conseguenze occupazionali dalla recente crisi, mette in pratica un new-deal di stampo ecologico. Un green new deal.
Con una legislazione adatta, adeguati incentivi e tanta volontà il Governo spagnolo dal nell’ultimo decennio con circa 30 milioni di dollari vanta una consistenze forza lavoro impiegata nel settore del rinnovabile. Circa 200.000 persone.
Ma non finisce qui perchè l’obbiettivo è quello di arrivare a 1 milione di lavoratori impiegati nel settore e nell’indotto nei prossimi 10 anni. Con particolare attenzione al settore delle costruzioni, uscito devastato dalla crisi.
L’Italia nel frattempo mette in discussione il contributo del 55% sui lavori di ristrutturazione, nei quali rientra ovviamente Continue reading La Spagna investe per un green new deal




