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La pianta più contestata dell’ultimo secolo, per la nocività della sostanza che se ne ricava, oggi può diventare utile nella produzione di propellenti di origine vegetale.
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Il tabacco è una delle sostanze che più hanno mosso la contestazione dell’opinione pubblica negli ultimi anni. Il fumo è un’abitudine antica dell’umanità, importata dai nativi americani di cui, fino ai tempi recenti, non si conoscevano gli effetti negativi. La scoperta della tossicità del tabacco non ne ha interrotto l’utilizzo, ma certamente lo ha relegato al ruolo di vegetale inutile, senza utilizzi particolari se non quello di materia prima per la produzione di sigari e sigarette.
Ma la storia potrebbe cambiare grazie all’ingegneria genetica.
Forse non tutti sanno che la pianta del tabacco produce una certa quantità di olio, contenuto in minima parte nei semi e in quantità lievemente superiore nelle foglie. Questo olio possiede i requisiti fondamentali per la produzione di un biocarburante di elevata qualità. Un’inclinazione che posseggono soltanto poche altre piante oltre al tabacco.
Non solo. L’ingegneria genetica sta intervenendo per generare una nuova specie di tabacco, che presenti concentrazioni di olio fino a 20 volte in più rispetto al tabacco naturale.
Stiamo parlando di una vera rivoluzione perchè il tabacco è un tipo di coltivazione particolare, che non è mai stata di tipo alimentare. In più la battaglia mondiale al fumo sta certamente abbassando la richiesta di prodotto del mercato. In questo modo si potrebbe creare lo spazio sufficiente per affiancare al tabacco da fumo il tabacco per biopropellente, senza parlicolari risvolti di tipo ambientale.
Un’ottima notizia che prosegue la filosofia positiva dei carburanti vegetali. Occorre estendere al massimo i canali di produzione, Continue reading Tabacco: una nuova frontiera per i biocarburanti?
Le acque nere potrebbero essere utilizzate per la produzione di biocarburanti su vasta scala
 http://pncnet.blog.lastampa.it/
A Hollywood le scene sotterranee sono un clichè dei film d’azione, dove gli attori sollevano i tombini e via per i corridoi delle città del sottosuolo, inseguiti fra colonie di topi dai cattivi di turno.
Nei film sulle grandi rapine alle banche, sono le vie di accesso o di fuga ideali, anche se costringono i ladri a immergersi fino alla vita in acque fetide e maleodoranti. Sono le fogne, e, a parte essere uno scenario molto utilizzato nelle pellicole di tutto il mondo, sono luoghi del tutto insalubri. Anche se comunque svolgono una funzione igienica fondamentale.
Oggi le acque nere che corrono nelle fogne potrebbere acquisire un’utilità del tutto nuova, legata alla produzione di bio-carburanti un settore che è alla perenne ricerca di vie nuove per ottenere la sua materia prima.
Come si sa nelle fogne scorrono fra le altre cose le deiezioni umane, un composto organico che per quanto repellente alla vista è carico di sostanze utili come la cellulosa, sostanza alla base di tutti gli organismi vegetali.
Un elemento che attaccato da particolari batteri, denominati microbi q, fermenta e da origine all’etanolo cellulosico.
Un sostanza che poi è la base dei propellenti vegetali.
Si calcolano anche rese piuttosto elevante per ogni tonnellata di materiale e quindi si ritiene che questa strada possa essere una strada di sicuro successo per i bio-carburanti che come si sa, se vengono ottenuti con metodologie differenti dalla coltivazione agricola, diventano poco conveniente e addirittura pericolose per gli equilibri ambientali.
A quanto pare stiamo parlando di una prospettiva concreta poichè una ditta israeliana la cui attività è la gestione di fogne sembra avere già stipulato un accordo con un soggetto americano per avviare la messa in opera del progetto.
Tanto che sembra che a breve entreranno in funzione i primi impianti.
La battaglia si fa sempre più serrata, in un mondo in cui i carburanti vegetali vengono sempre più osteggiati.
Da anni ormai si attende che le vie alternative per generare il propellenti funzionino e quindi la materia prima venga finalmente Continue reading Le fogne sono il futuro dei biocarburanti?
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