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Legoland: il paese dei famosi mattoncini crede nell’energia solare

Il parco tematico di Billund (Danimarca), l’emblema del successo dei mattoncini giocattolo più famoso del mondo adesso offre il suo tributo all’energia solare e alle fonti rinnovabili.

http://www.coachbookings.com/

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Era il 1929 e la Grande Depressione partita dagli Stati Uniti aveva provocato danni un pò ovunque nel mondo. Anche nella lontanta Danimarca, nella cittadina di Billund. Li un artigiano locale, che produceva giocattoli, decise di affrontare gli anni bui della crisi miniaturizzando i propri prodotti per contenere al massimo i costi. Di li all’ideazione dei celebri mattoncini, prima in acetato di cellulosa e quindi in plastica, il passo fu davvero breve.
Era nata la LEGO, multinazionale del giocattolo, azienda simbolo in tutto il mondo.
A celebrare il successo di questo marchio, da ormai più di 40 anni, ci pensa il parco tematico sorto proprio a Billund, dove interi edifici ed attrazioni sono costruiti nel perfetto stile dei mattoncini componibili.
Ma oggi il parco accoglie delle grandi novità, per mantenersi in linea con i tempi. Novità tecnologiche e non.
A cominciare dallo zoo, un’attrazione incredibile, dove i turisti possono osservare da un apposito mezzo elettrico in perfetto stile LEGO gli animali di ogni genere. Tutti costruiti con i mattoncini.
Ma a noi di Nonsolosolare.it, LEGOLAND interessa per qualcos’altro.
Perchè una vasta porzione del parco denominata è dedicata all’energia.
Qui i visitatori possono ammirare il percorso dell’energia che dai fondali marini arriva fino alle case. Ma non solo, perchè all’interno del parco è possibile ammirare all’opera mezzi alimentati dal sole, come automobili e imbarcazioni.
Non solo. In questi ultimi tempi è diventato sempre più semplice ed economico raggiungere la cittadina dei Lego.
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Incidente nucleare negli USA. E l'Agenzia nucleare americana boccia l'atomo.

Nell’impianto di Three Mile Island, già tristemente noto, si verifica un incidente serio. E uno studio americano per il nucleare rivela che gli investimenti nell’atomo sono decisamente meno efficaci degli investimenti nel rinnovabile per la lotta ai cambiamenti climatici.

http://upload.wikimedia.org/

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Correva l’anno 1979, 29 marzo, 4 di mattina. Circa un mese dopo sarei nato io, l’autore di questo blog. Dettaglio poco importante comunque. In quel momento si verificava l’incidente più grave della storia nucleare americana, vuoi per una triste fatalità, vuoi per la scarsa preparazione del personale impiegato, vuoi per la strumentazione che non forniva letture corrette.
Ma quel giorno il materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore collocato su un’isola della capitale dello Stato della Pennsylvania.
Tuttavia, nonostante la contaminazione accertata, nessuna morte risultò ineluttabilmente e direttamente collegabile all’evento, ma esistono prove dell’aumento di malattie (spesso fatali) nelle zone circostanti.
Trascorsi 30 anni, l’impianto è ancora attivo, e a quanto pare, lo sarà ancora a lungo.
Ma proprio in questi giorni si apprende di un nuovo incidente. Per quanto piccolo, per quanto insignificante, pur sempre un incidente. Le persone contaminate hanno ricevuto una quantità di radiazioni molto bassa ben al di sotto dei livelli massimi consentiti. Ma, lasciatelo dire a nonsolosolare.it, ne avrebbero fatto volentieri a meno.
Intanto, si viene a conoscenza del fatto che l’Agenzia americana per il nucleare boccia i reattori Westinghouse AP1000 di ultima generazione, che sono previsti nel piano italiano di ritorno all’atomo.
E contestualmente si apprende qualcosa di veramente sconvolgente, che non viene alla luce dai canali di comunicazione tradizionale. E’ il Wisconsin Enviroment a proporci questa informazione. Uno studio che rivela l’inefficacia delle centrali nucleari nella lotta alla riduzione delle emissioni di CO2.
Dati alla mano, si calcola che occorrerebbero 100 impianti in 20 anni, per arrivare alla soglia di 6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica in meno. Con la stessa cifra investita nel rinnovabile, il risultato sarebbe doppio.
E non solo. L’inefficacia della costruzione di nuove centrali sta nel periodo di latenza, in quanto i nuovi reattori impiegano un certo lasso di tempo prima di diventare effetivamente attive. Una perdita in termini di anni che non è accettabile nella lotta ai cambiamenti climatici.
E poi il dato più interessante e sconvolgente allo stesso tempo: per ogni dollaro speso, si riducono di circa 10 kg le emissioni con il risparmio energetico, 6 kg circa con l’eolico, 3 kg con il solare termico, non più di 2 kg con il nucleare.
Quali altre conferme ci occorrono per renderci consapevoli della realtà?
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Obama vuole visitare i luoghi del dramma nucleare in Giappone

Barak Obama, dopo la sua recente visita in Giappone, vuol essere il primo Presidente americano a visitare Hiroshima e Nagasaki, spezzando la tensione che da troppo tempo allontanava USA e Giappone.

http://www.dawn.com/

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Quando le prime due bombe vennero sganciate sulle incolpevoli città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, si segnava per sempre la storia dell’umanità. Quell’atto pur cosi meditato, ebbe ripercussioni grandissime negli anni a venire. Se il lancio delle bombe significava un veloce epilogo del conflitto, significava anche un perentorio monito alla Russia comunista per il dopoguerra, e, anche se è piuttosto triste affermarlo, rappresentava un primo test sulla potenza distruttiva dell’atomo e un banco di prova per il suo impegno civile.
Una vergogna che ha attraversato mezzo secolo, creando una ferita che non si è mai rimarginata del tutto.
Dal 1945 di cose ne sono accadute. E l’impiego del nucleare a scopi civili si è realizzato sia in Giappone che negli Stati Uniti, due paesi che hanno vissuto una storia molto simili. Un costante sviluppo economico dal dopoguerra. La grande crisi economica degli ultimi anni, la svolta politica con le forze di opposizione salite al potere. Ed ora una politica di sviluppo delle energie rinnovabili a largo raggio.
Mancava soltanto un atto a liberare il campo, a dare il taglio con il passato.
Un passato in cui nessun presidente degli Stati Uniti d’America si è mai sentito in dovere di recarsi sui luoghi della malefatta, di pagare il giusto tributo morale alle innocenti vittime del disastro.
La speranza è che questo atto sia anche un simbolico spartiacque per l’energia nucleare.
Fra un passato in cui l’atomo veniva ritenuto la forma di energia più efficiente e redditizia. a un presente in cui costruire nuove Continue reading Obama vuole visitare i luoghi del dramma nucleare in Giappone


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