Il biocarburante ottenuto dai vegetali marini potrebbe costituire un fattore strategico nello sviluppo dell’utilizzo dei propellenti vegetali nel nostro paese

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Nonsolosolare.it ha già parlato del progetto Mambo, l’iniziativa tutta italiana che promuove gli studi sui vegetali marini per la produzione di biodiesel a basso costo e a basso impatto ambientale.
Se fino a qualche hanno lo scenario poteva apparire poco promettente, a quanto pare le cose stanno cambiando.
Il progetto, a prova della propria bontà, è sostenuto da numerose aziende interessate dal settore.
I dati parlano chiaro e dimostrano che il materiale organico ottenuto dalle alghe in pochi anni potrebbe mettere in pensione la colza e il mais che finora la fanno da padroni nel campo dei biocarburanti. Anche se con seri dubbi sul rapporto fra costi ambientali e benefici reali.
Anzitutto le alghe eliminano il problema della sottrazione di suoli all’agricoltura di sostentamento. E in secondo luogo eliminano del tutto la problematica dell’irrigazione del prodotto. Ma i suoi vantaggi non si esauriscono qui.
In media da un ettaro coltivato si ottiene 10 volte il prodotto ottenuto dalla colza. Un’infinità.
Inoltre i liquidi di scarto della produzione, ricchi di Omega 3, potrebbero essere riutilizzati per uso alimentare.
Ma il valore strategico delle alghe per l’Italia sarebbe fondamentale. Circa tre quarti del territorio sono circondati dal mare, e i fondali sono ricchi di vegetazione. In un futuro non troppo lontano esistono i presupposti per trasformare queste peculiari caratteristiche in un’occasione unica per la diffusione massiva e capillare del biocarburante in Italia.
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La pianta più contestata dell’ultimo secolo, per la nocività della sostanza che se ne ricava, oggi può diventare utile nella produzione di propellenti di origine vegetale.

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Il tabacco è una delle sostanze che più hanno mosso la contestazione dell’opinione pubblica negli ultimi anni. Il fumo è un’abitudine antica dell’umanità, importata dai nativi americani di cui, fino ai tempi recenti, non si conoscevano gli effetti negativi. La scoperta della tossicità del tabacco non ne ha interrotto l’utilizzo, ma certamente lo ha relegato al ruolo di vegetale inutile, senza utilizzi particolari se non quello di materia prima per la produzione di sigari e sigarette.
Ma la storia potrebbe cambiare grazie all’ingegneria genetica.
Forse non tutti sanno che la pianta del tabacco produce una certa quantità di olio, contenuto in minima parte nei semi e in quantità lievemente superiore nelle foglie. Questo olio possiede i requisiti fondamentali per la produzione di un biocarburante di elevata qualità. Un’inclinazione che posseggono soltanto poche altre piante oltre al tabacco.
Non solo. L’ingegneria genetica sta intervenendo per generare una nuova specie di tabacco, che presenti concentrazioni di olio fino a 20 volte in più rispetto al tabacco naturale.
Stiamo parlando di una vera rivoluzione perchè il tabacco è un tipo di coltivazione particolare, che non è mai stata di tipo alimentare. In più la battaglia mondiale al fumo sta certamente abbassando la richiesta di prodotto del mercato. In questo modo si potrebbe creare lo spazio sufficiente per affiancare al tabacco da fumo il tabacco per biopropellente, senza parlicolari risvolti di tipo ambientale.
Un’ottima notizia che prosegue la filosofia positiva dei carburanti vegetali. Occorre estendere al massimo i canali di produzione, Continue reading Tabacco: una nuova frontiera per i biocarburanti?