Oggi e domani, i cittadini esprimeranno il loro parere sull’atomo in Italia, imprimendo una precisa direzione alle scelte future
Il giorno fatidico è arrivato, e l’Italia dell’energia rinnovabile attende con ansia il risultato di un referendum che vale moltissimo, più di ogni altro referendum indetto nll’ultimo decennio.
Si spera che sia finita l’epoca in cui questo fondamentale strumento di democrazia diretta veniva snobbato sia dalle Istituizioni che dagli elettori, ed esorbitanti cifre venivano spese per non ottendere di fatto alcun risultato.
Oggi però, la posta in gioco appare alta. Qui non si tratta semplicemente di abrogare una legge, qui si tratta di portare alla luce il reale parere degli italiani sulle scelte energetiche nazionali.
Finalmente un’istituto democratico può tastare il polso della nazione, e stabilire in maniera pressochè certa se il nostro paese vuole o non vuole il ritorno all’energia nucleare.
Gran parte del mondo politico si è arrogato il diritto di prendere una decisione così importante senza tenere conto dell’opinione popolare. Addirittura si è preteso di sottrarre questa possibilità all’elettorato, pensando che la tragedia della centrale di Fukushima fosse troppo vicina, e che il suo peso emotivo condizionasse il risultato. Ma si è dimenticato che, spesso, l’emotività ha portato il nostro paese alle decisioni più importanti.
La nostra carta costituzionale, un documento moderno ed espressione delle forze migliori della nostra democrazia, è arrivata in un momento di totale emotività, l’emotività di un paese appena uscito dalla guerra più sanguinosa della sua storia.
E sull’emotività dell’incidente nucleare di Chernobyl l’Italia sospese il suo programma nucleare del tempo, chiuse le centrali, e fece una scelta in controtendenza ma a quanto pare lungimirante.
Oggi un’altro momento di emotività può portare a qualcosa di buono.
L’Italia potrebbe a quel punto avviare un nuovo programma, quello del rinnovabile. Finalmente risorse consistenti potrebbero essere investite nel fotovoltaico, e il paese del sole potrebbe finalmente sfruttare la sua vocazione.
Oggi il 30% della nostra energia proviene dal surplus energetico generato dal nucleare dei nostri paesi confinanti. Il primo obiettivo da attaccare è proprio quello.
Le energie rinnovabili possono sopperire a questa mancanza, e pian piano sostituire i combustibili fossili. Lo dicono i fatti, ce lo dimostrano giorno per giorno le nuove conquiste della ricerca.
Ce lo dice anche la comunità scientifica, anche se studiosi nuclearisti ancora sostengono il contrario.
Oggi, per la prima volta da anni, un voto condiziona in maniera consistente il nostro futuro.
Occorre soltanto aspettare per sapere quale sarà.

