Una scoperta americana che è un importante passo avanti nella lotta all’aumento di concentrazione di CO2 nell’atmosfera.
Gli stagni, le paludi, i micro-ecosistemi contraddistinti dalla presenza dell’acqua possono diventare nei prossimi anni un’arma strategica capace di contrastare l’aumento delle emissioni di gas serra nell’aria. Per millenni la lotta dell’uomo con le paludi è stata una costante. Luoghi malsani dove proliferavano pericolosi insetti, luoghi capaci di veicolare malattie mortali.
Nel corso dei secoli l’umanità si è impegnata nell’instancabile attività della bonifica, volta a prosciugare l’acqua stagnante alla ricerca di nuovi spazi sui quali edificare città e coltivare campi.
Le zanzare, l’insetto che è stato un nemico storico dell’umanità poichè portatrice della malaria, prolifera in condizioni di elevata umidità e trova negli acquitrini il proprio habitat ideale. Tanto che bonificare questi territori è stata la soluzione definitiva alla diffusione di questo pericolo morbo.
Ora si lavora in controtendenza, ma su basi scientifiche. Un’idea simile era sorta qualche mese fa, e consisteva nel riversare sui fondali marini milioni di metri cubi di calce. Con lo scopo di assorbire anidride carbonica in eccesso nell’atmosfera. Progetto costoso, irrealizzabile e dalla dubbia efficacia. Ora si cambia l’area d’azione e si passa dal mare alla terra.
In ogni caso i dati parlano chiaro e dimostrano che le zone umide riescono ad assorbire carbonio in quantità, e secondo un processso del tutto naturale. Questo significa che la creazione di aree di questo tipo, ovviamente dei criteri fondamentali di igiene, aiuterebbe decisamente la lotta al surriscaldamento del pianeta.
Una battaglia quantomani urgente. Se pensiamo che proprio in questi giorni la Russia vive la sua estate più calda da 1000 anni e a Mosca la colonnina di mercurio segna 30 gradi centigradi. E devastanti incendi, favoriti dal clima atipico, stanno flagellando queste zone.
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