Il governo impugna le leggi promulgate da Puglia, Basilicata e Campania contro il nucleare. E la Puglia, fiore all’occhiello del rinnovabile in Italia, si sente aggredita.
Che il ritorno dell’atomo in Italia fosse un atto unilaterale se ne percepiva il sentore. I tecenti eventi dimostano quanto questa sensazione fosse corretta. Tornare indietro di 20 anni e rilanciare il paese in una dubbia corsa al rilancio di una fonte di energia molto osteggiata è apparsa da subito una forzatura.
L’atteggiamento degli enti locali ha dimostrato lo scardo gradimento delle popolazioni coinvolte nell’eventuale costruzione di un impianto sul territorio. Tanto che molti candidati alle imminenti consultazioni regionali hanno incorporato nel proprio programma il rifiuto alla costruzione di reattori.
Più in là si sono spinte le amministrazioni di 3 regioni, governate da una giunta di centro-sinistra, promulgando leggi che vietano l’atomo sul territorio. Pronta la reazione del Governo che impugna le leggi e apre una controversia alla Corte Costituzionale. Indipendentemente dai giudizi politici, risulta particolarmente emblematica la situazione della Puglia che è ad oggi forse la Regione in Italia che maggiormente sta investendo sul rinnovabile.
La Puglia vanta il primato italiano in fatto di energia solare ed energia eolica prodotta, e sta effettuando consistenti investimenti sul geotermico e sull’idrogeno verde. Particolarmente esemplificativo è il dato che dimostra che la Regione esporta l’89% dell’energia che produce, tanto da far apparire curiosa la scelta di un’installazione nucleare in loco.
Il dibattito è aperto e c’è da credere che si protrarrà per moltissimo tempo.
Appare tuttavia ormai evidente l’estemporaneità della scelta del ritorno dell’atomo in Italia.
Già oggi si lotta per un presunto beneficio fra 10 anni o più? Ce n’era davvero bisogno?



Dibattito lunghissimo questo. Credo non possa bastare un’intera wikipedia
per esaurire l’argomento.
La scelta del ritorno al nucleare è criticabile, perchè mancano tutta una serie di fondamenti culturali che in Italia (e per tanto del mondo civile) manca: la cultura dell’efficienza energetica e del risparmio energetico. Come ho sempre divulgato, non basta avere il mezzo con la migliore efficienza, ma occorre avere la testa per usarlo correttamente. Attualmente il sistema distributivo Italiano non è idoneo nè alle rinnovabili nè a garantire una sicurezza distributiva per il nucleare. Entrambe le problematiche risiedono in una mentalità distributiva di vecchio stampo: a concentrazione. Oggi la soluzione c’è ed è una produzione distribuita (con la possibilità di grosse centrali) con l’utilizzo di smart grid (cercate su google il termine e vi verranno illustrate tutte le delucidazioni del caso). Voglio invitarvi a ricercare anche il progetto desertec che in futuro porterà una forte alternativa alle fonti petrolifere e nucleare.