Le analisi dei ritmi di crescita dimostrano che l’Europa meridionale, anche fra 10 anni, deterrebbe il primato per potenza installata.
Terminato il Congresso di Copenhagen, è importante effetturare delle analisi su quelle he saranno le immediate prospettive di sviluppo delle fonti rinnovabili nelle varie zone del mondo, un requisito fondamentale per capire se e in che modo il pianeta saprà svincolarsi definitivamente dal petrolio e dagli altri combustibili fossili.
Oggi proponiamo uno studio di Enel Green Power, il comparto dell’ex compagnia elettrica di stato che dedica la sua attività alle fonti alternative di approvigionamento.
Questo studio è volto a comparare lo sviluppo della fonte rinnovabile maggiormente rappresentativa: il fotovoltaico. Questo settore è quello che meglio rappresenterà la crescita delle fonti pulite a discapito dei combustibili fossili.
Le aree interessate dallo studio sono gli Stati Uniti d’America e l’Europa del Sud.
I primi, con l’amministrazione Obama, vivono il periodo più favorevole all’espansione delle nuove forme di energia che però partono molto in ritardo rispetto al resto del mondo. Sta di fatto, comunque, che la macchina economica americano è in grado di colmare in pochi anni il disavanzo e di proporsi presto come la realtà di riferimento.
Ma non per i prossimi 10 anni, a quanto ci dicono gli studi sopra citati.
Si stima che gli States disporranno di 2000 MW di fotovoltaico nel 2011, 12.000 MW nel 2015 e 21.500 MW nel 2020.
Cifre importanti, ma ancora inferiori a quelle che si calcolano per l’Europa meridionale, la realtà che oggi conta il 25% della potenza fotovoltaica installata complessivamente nel vecchio continente.
Stiamo parlando di Grecia, Italia, Francia e Spagna. Che oggi contano una potenza fotovoltaica di 9.000 MW. Che diventeranno 47.000 nel 2020. Surclassando la concorrenza statunitense.
Un dato positivo? Non del tutto. Perchè si potrebbe fare certamente di più. Fra questi 4 paesi, soltanto la Spagna ha avviato un massiccio programma di sviluppo. La Francia, per quanto si stia muovendo nella stessa direzione, rimane ancorata ad un sistema elettrico dominato dal nucleare. L’Italia spreca risorse in un’estemporaneo ritorno del nucleare, che darà frutti soltanto dopo anni, senza risvolti occupazionali apprezzabili.
Ne consegue che anche se fino al 2020 gli Stati Uniti rimarranno indietro, di certo inizieranno a colmare il gap e la prospettiva di un sorpasso in 20 – 30 anni è più che concreta.
La guerra è iniziata, ma l’Europa ha le armi per combatterla?


