Quali conseguenze economiche da Copenhagen?

A pochi giorni dalla fine del Congresso, si stima quali possano essere gli effetti economici delle misure contro il surriscaldamento globale

http://www.greenpeace.org/

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Ormai il Congresso di Copenhagen è una partita a due, giocata da due fazioni del pianeta mossa da interessi e spirito differenti. Da una parte i paesi in via di sviluppo, quelle realtà economiche emergenti che hanno preso consapevolezza del problema dei cambiamenti climatici e che accettano misure severe in fatto di riduzione delle emissioni, anche a breve termine.
Questi paesi sostengono anche la necessità di un sostanzioso aiuto ai paesi dalle economie fragili, che non dispongono di risorse sufficienti per occuparsi completamente del problema.
Dall’altro lato l’Occidente industrializzato, segnato in maniera profonda dalla recente crisi economica, che seppure consideri importante il problema del clima, vorrebbe un atteggiamento più morbido e progressivo in tema di riduzione delle emissioni.
In più emerge una sostanziale condanna generalizzata agli Stati Uniti d’America che vengono ritenuti di non impegnarsi in maniera sufficiente nella causa, dopo un passato di assoluta inerzia.
In questa situazione un pò confuso è difficile azzardare delle previsioni. Quel che è certo è che il nostro pianeta subirà un mutamento economico conseguente le decisioni del Congresso.
Di sicuro ci troveremo di fronte a un pianeta le cui attività verranno trasformate da queste decisioni.
Sicuramente si prospettano scenari molto positivi per l’energia eolica, che ad oggi è forse la via più rapida per ottenere energia pulita a costi competitivi. Certamente l’efficienza delle turbine aumenterà negli anni a venire, diminuiranno probabilmente i costi di produzione, e aumenteranno le quantità prodotte. Già oggi la grande richiesta rende difficile reperire sul mercato le turbine eoliche. Le incognite per il futuro sono rappresentate dall’impatto ecologico degli aerogeneratori che il paesaggio potrà sostenere soltanto in una certa misura.
Ma è certo che l’energia eolica sarà un settore strategico nei prossimi anni, e gli investimenti nel settore renderanno certamente.
Discorso differente per l’energia solare. Il solare termico per il riscaldamento è in realtà già competitivo con le fonti fossili e negli anni il miglioramento dell’efficienza non potrà che giocare a suo favore.
Per ciò che riguarda il fotovoltaico si gioca una partita innanzitutto sui materiali. Il silico è un materiale sovrabbondante in natura, ma il silicio per l’utilizzo fotovoltaico è in realtà molto raro e dal costo elevato. La partita si gioca sul miglioramento dei valori di efficienza, e sull’utilizzo di nuovi materiali. Con questi presupposti il solare fotovoltaico può decollare definitivamente, ma anche alle condizioni attuali rimane un settore in cui concentrare investimenti.
Le altre forme di energia alternativa sono anch’esse un’opportunità del futuro, ma risultano spesso limitate da un problema di disponibilità (es. energia geotermica) o di sostenibilità (es. bio-carburanti). Problematiche che le inquadrano come fonti da affiancare al solare e all’eolico.
Insomma, quali che siano gli esiti della conferenza mondiale sul clima, certamente un euro investito oggi nel rinnovabile garantirà un grosso ritorno. Quasi mai nelle dinamiche economiche mondiali un settore si è dimostrato cosi redditizio e promettente. Un altro prestigioso primato dell’energia verde.

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