Iniziata la conferenza di Copenhagen

Al via i lavori del summit mondiale sui cambiamenti climatici e il surriscaldamento globale. Il mondo intero in fervente attesa.

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Ci siamo. Dopo settimane di annunci e proclami, il vertice di Copenhagen sui cambiamenti climatici prende veramente il via nella capitale danese e le speranze che si ripongono sono davvero moltissime.
Ieri sera, durante la trasmissione ‘Che tempo che fa’ di Fabio Fazio, l’ospite fisso Mercalli (meteorologo di professione) accostava Copenhagen alle grandi conferenze che si sono tenute prima delle guerre mondiali.
Pensiamo a Monaco, il tavolo al quale sedettero i paesi europei per scongiurare un conflitto reso sempre più probabile dalle sconsiderate azioni di Hitler e della Germania nazista. Le conseguenze furono un fragile accordo che non evitò il più grande conflitto della storia. Copenhagen non deve essere questo.
Il problema è manifesto, e ormai tutte le autorità scientifiche del mondo sono concordi nell’affermare che senza una decisa inversione di tendenza nel contenimento di emissioni di CO2, il clima è destinato al surriscaldamento progressivo, fino al punto di non ritorno. In quella malaugurata ipotesi si verificheranno immense catastrofi naturali alle quali non sarà più possibile porre rimedio. Per contro la presa di coscienza sul problema sembra essere sempre più netta.
Gli Stati Uniti, la Cina, l’India, e tutte le altre potenze economiche mondiali che maggiormente contribuiscono all’aumento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, finalmente si dicono decise ad adottare misure in tal senso.
L’Unione Europea si siede a Copenhagen nelle vesti di Continente virtuoso, che ha sposato unanimamente fin dai tempi di Kyoto la causa ambientale, e che vanta esempi di paesi decisamente avviati in un futuro a emissioni zero.
I paesi rappresentati sono complessivamente più di 100.
Il risultato verso il quale porterà Copenhagen è già definito: dimezzamento dell’entità di emissioni complessive registrare nell’anno 2005 entro il 2050. Un’obiettivo ambizioso anche se lontano nel tempo.
La preoccupazione è che si esca dal summit senza adottare vere e proprie misure vincolanti, ma piuttosto delle linee guida che a nulla varranno se non venissero ratificati dagli stati nazionali.
La via da percorrere è in ogni caso chiara: sviluppo massivo delle fonti rinnovabili in ogni loro forma, risparmio ed efficienza energetica, riduzione progressiva dell’utilizzo di combustibili fossili.
Tutti settori che oltre ad essere importanti nella lotta al surriscaldamento globale sono anche importanti settori di sviluppo economico e quindi assolutamente strategici.
La speranza è quella di uscire dalla conferenza con un nuovo corso.
Per non ripetere la triste esperienza dei Convegni che precedevano lo scoppio dei conflitti.

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