Il video schock che apre la Conferenza di Copenhagen, un chiaro segnale sull’urgenza del problema surriscaldamento globale.
Fin dai tempi più antichi l’immagine prima della parola ha rivestito un ruolo fondamentale. Qualsiasi messaggio viene amplificato e reso più reale dalle immagini, specie ai giorni nostri, quando tali immagini possono prendere vita diventando filmati e, grazie al supporto delle moderne tecnologie rappresentare anche un mondo che non c’è. È proprio per questo che, al di la dei proclami e delle buone intenzioni di tutti, si è scelto di affidare l’apertura dei lavori della Conferenza sui cambiamenti climatici a un cortometraggio di meno di 5 minuti, che sortisce a prima vista lo stesso effetto di un diretto in pieno volto durante un match di boxe. Protagonista del breve filato una bambina di non più di 10 anni, che entra in scena su di un altalena in un parco giochi gremito di bambini.
Un’acquazzone improvviso si abbatte sul parco, che si svuota in un attimo. La protagonista e costretta a tornare a casa dove con il padre di sofferma a guardare alla tv un documentario sulla sofferenza climatica del pianeta e sulle sue catastrofiche conseguenze. La bambina va poi a letto, e si addormenta con l’amato peluche fra le braccia. Ma le immagini che ha osservato la hanno profondamente segnata. In preda ad un incubo la bambina si ritrova a svegliarsi da letto, ma non esiste più la sua stanza ma un paesaggio desertico. Prende a correre ma nel terreno si formano profonde fenditure. Poi il cielo si rabbuia ed un diluvio si abbatte sul deserto. La bambina si aggrappa ad un provvidenziale albero rinsecchito, che la salva dalla violenza dell’inondazione.
Poi l’improvviso risveglio, e la protagonista con il padre che consultano su Internet la paginaweb di Cop 15.
Un finale di speranza con la bimba che corre sul terrazzo con la telecamera in mano al grido di HELP THE WORLD, aiuta il mondo e imessaggi di moltri altri bambini che chiedono la salvezza del pianeta.
Le misure che verranno adottate a Copenhagen sono la nostra eredità per i più giovani e per le generazioni che verranno.
Facciamo in modo che questa sia un eredità di speranza e non un fardello.


