Copenhagen, accordo emissioni quasi fatto, poi l’India frena

A pochissimi giorni dall’inizio del convegno sembrava realmente possibile un’accordo condiviso, poi l’India manifesta i suoi dubbi e nascono i primi problemi.

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Sembrava quasi fatta. L’accordo di massima era raggiunto e condiviso pressochè all’unanimità. Con il consenso di USA e Cina, reticenti storici. Ma poi qualcosa è saltato e la strada si è fatta d’improvviso più intricata del previsto.
L’accordo conteneva pochi principi fondamentali. Riduzione del 50% delle emissioni entro il 2050. Picco delle emissioni di CO2 previsto per l’anno 202o, oltre il quale si sarebbe ottenuta la tanto agoniata inversione di tendenza.
E un’equa distribuzione degli oneri economici dell’operazione contenimento emissioni. 80% a carico dei paesi più ricchi che si impegnerebbero anche a sostenere iniziative per aiutare i paesi in via di sviluppo nell’impresa.
Un’idea a quanto pare accettabile ma che all’India proprio non è andata giù. Già perchè il paese è una delle tigri asiatiche che vivono da anni ritmi di crescita economica annuali anche a 2 cifre. E di porre un freno a questa corsa non ci pensa proprio, e si scaglia contro la comunità internazionale che vorrebbe zavorrare l’economia indiana di nuovi costi.
Eppure l’accordo in qualche modo, va trovato. E il più presto possibile.
Perchè quando Kyoto si tenne nel 1997, prospettava l’inversione di tendenza già in questi anni, calcolando l’aumento delle emissioni in rapporto ai livelli del 1990. Quel che tutti non sanno è che da quel momento le emissioni sono aumentate, probabilmente non in misura esponenziale grazie a Kyoto, ma sono aumentate.
E ancora stanno continuando ad aumentare.
E la prospettiva di rendere irreversibili i cambiamenti climatici si fa sempre più concreta. Perchè l’aumento di 2 gradi nelle temperature medie è più vicino di quanto si pensi.
La speranza è riposta nell’anno 2020. Perchè se è vero che l’obbiettivo del 2050 è lontano, è pur vero che se l’inversione di tendenza si opererà 30 anni prima, dovranno nel frattempo intervenire misure vincolanti da parte dei paesi aderenti all’auspicabile accordo di Copenhagen.
E nel frattempo tutti si augurano che l’India, uno dei paesi che maggiormente contribuisce alle emissioni, ci ripensi.

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