Barak Obama, dopo la sua recente visita in Giappone, vuol essere il primo Presidente americano a visitare Hiroshima e Nagasaki, spezzando la tensione che da troppo tempo allontanava USA e Giappone.
Quando le prime due bombe vennero sganciate sulle incolpevoli città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, si segnava per sempre la storia dell’umanità. Quell’atto pur cosi meditato, ebbe ripercussioni grandissime negli anni a venire. Se il lancio delle bombe significava un veloce epilogo del conflitto, significava anche un perentorio monito alla Russia comunista per il dopoguerra, e, anche se è piuttosto triste affermarlo, rappresentava un primo test sulla potenza distruttiva dell’atomo e un banco di prova per il suo impegno civile.
Una vergogna che ha attraversato mezzo secolo, creando una ferita che non si è mai rimarginata del tutto.
Dal 1945 di cose ne sono accadute. E l’impiego del nucleare a scopi civili si è realizzato sia in Giappone che negli Stati Uniti, due paesi che hanno vissuto una storia molto simili. Un costante sviluppo economico dal dopoguerra. La grande crisi economica degli ultimi anni, la svolta politica con le forze di opposizione salite al potere. Ed ora una politica di sviluppo delle energie rinnovabili a largo raggio.
Mancava soltanto un atto a liberare il campo, a dare il taglio con il passato.
Un passato in cui nessun presidente degli Stati Uniti d’America si è mai sentito in dovere di recarsi sui luoghi della malefatta, di pagare il giusto tributo morale alle innocenti vittime del disastro.
La speranza è che questo atto sia anche un simbolico spartiacque per l’energia nucleare.
Fra un passato in cui l’atomo veniva ritenuto la forma di energia più efficiente e redditizia. a un presente in cui costruire nuove centrali è una forzatura e l’unica via possibile è lo sviluppo delle energie alternative.
La sensazione è che i tempi stiano cambiando.
Se in meglio o in peggio solo il futuro potrà dircelo.


