Incidente nucleare negli USA. E l’Agenzia nucleare americana boccia l’atomo.

Nell’impianto di Three Mile Island, già tristemente noto, si verifica un incidente serio. E uno studio americano per il nucleare rivela che gli investimenti nell’atomo sono decisamente meno efficaci degli investimenti nel rinnovabile per la lotta ai cambiamenti climatici.

http://upload.wikimedia.org/

http://upload.wikimedia.org/

Correva l’anno 1979, 29 marzo, 4 di mattina. Circa un mese dopo sarei nato io, l’autore di questo blog. Dettaglio poco importante comunque. In quel momento si verificava l’incidente più grave della storia nucleare americana, vuoi per una triste fatalità, vuoi per la scarsa preparazione del personale impiegato, vuoi per la strumentazione che non forniva letture corrette.
Ma quel giorno il materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore collocato su un’isola della capitale dello Stato della Pennsylvania.
Tuttavia, nonostante la contaminazione accertata, nessuna morte risultò ineluttabilmente e direttamente collegabile all’evento, ma esistono prove dell’aumento di malattie (spesso fatali) nelle zone circostanti.
Trascorsi 30 anni, l’impianto è ancora attivo, e a quanto pare, lo sarà ancora a lungo.
Ma proprio in questi giorni si apprende di un nuovo incidente. Per quanto piccolo, per quanto insignificante, pur sempre un incidente. Le persone contaminate hanno ricevuto una quantità di radiazioni molto bassa ben al di sotto dei livelli massimi consentiti. Ma, lasciatelo dire a nonsolosolare.it, ne avrebbero fatto volentieri a meno.
Intanto, si viene a conoscenza del fatto che l’Agenzia americana per il nucleare boccia i reattori Westinghouse AP1000 di ultima generazione, che sono previsti nel piano italiano di ritorno all’atomo.
E contestualmente si apprende qualcosa di veramente sconvolgente, che non viene alla luce dai canali di comunicazione tradizionale. E’ il Wisconsin Enviroment a proporci questa informazione. Uno studio che rivela l’inefficacia delle centrali nucleari nella lotta alla riduzione delle emissioni di CO2.
Dati alla mano, si calcola che occorrerebbero 100 impianti in 20 anni, per arrivare alla soglia di 6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica in meno. Con la stessa cifra investita nel rinnovabile, il risultato sarebbe doppio.
E non solo. L’inefficacia della costruzione di nuove centrali sta nel periodo di latenza, in quanto i nuovi reattori impiegano un certo lasso di tempo prima di diventare effetivamente attive. Una perdita in termini di anni che non è accettabile nella lotta ai cambiamenti climatici.
E poi il dato più interessante e sconvolgente allo stesso tempo: per ogni dollaro speso, si riducono di circa 10 kg le emissioni con il risparmio energetico, 6 kg circa con l’eolico, 3 kg con il solare termico, non più di 2 kg con il nucleare.
Quali altre conferme ci occorrono per renderci consapevoli della realtà?
Il nucleare è una semplice esigenza politica, costosa, poco conveniente.
E soprattutto non priva di rischi, visti gli incidenti che si verificano ancora oggi.

About Nonsolosolare