Costituita a Monaco di Baviera la fondazione per lo sfruttamento energetico dell’assolato deserto nordafricano

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Il deserto è da sempre il luogo inospitale per eccellenza, l’arida distesa di sabbia infuocata dove è quasi impossibile reperire acqua e dove soltanto tenaci popolazioni nomadi riescono a sopravvivere.
L’uomo ha colonizzato praticamente ogni ambiente, domato anche i freddi artici, ma di fronte al deserto si è spesso dovuto arrestare, sopraffatto dal calore e dalle tempeste di sabbia.
Ma l’epoca moderna è l’epoca dei grandi sconvolgimenti, e tutto quello che poteva essere un punto fermo fino a ieri, può oggi essere messo tranquillamente in discussione. E oggi in un luogo dove fanno fatica ad ambientarsi piante e animali, si trova una risorsa preziosissima da sfruttare.
Il calore del sole nel deserto del Sahara è un calore raro nel suo genere, capace di raggiungere punte di 5o gradi centigradi. Il sole irradia con un intensità considerevole per tutto l’anno.
Se l’Europa deve fare i conti con la nuvolosità e il sole malato dei mesi invernali, nel Sahara la potenzialità dell’energia solare è davvero altissima. Per questo è nata la decisione di avviare un progetto ambizioso per lo sviluppo dell’energia solare in questi luoghi. Un progetto denominato Desertec, il primo tentativo organizzato di rendere possibile questa prospettiva, dopo anni di semplici illazioni. La matrice di Desertec è tutta tedesca.
L’ambizione del consorzio di 12 aziende del settore dell’energia rinnovabile è quella di arrivare a coprire gran parte del fabbisogno di Medio Oriente e Nord Africa, e addirittura il 15% dei consumi complessivi europei.
Un’ipotesi campata in aria? Assolutamente no. Un’ipotesi verosimile indicava che un quadrato di solare termodinamico con una superficie pari a quella della Lombardia, potrebbe fornire energia sufficiente all’intero pianeta.
Continue reading Progetto Desertec, creata la società che impianterà l’energia solare nel Sahara
In vari paesi sono allo studio etichette che, oltre a indicare l’origine, il peso e la scadenza del prodotto, misurano anche le emissioni di CO2 che sono state generate per quel prodotto

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Stiamo vivendo una rivoluzione silenziosa, di cui percepiamo gli effetti in maniera sempre più evidente. Oggi l’attività umana con un impatto sull’ambiente, non è più a costo zero. Non è più pensabile vivere a spese della natura, che con il fenomeno del surriscaldamento globale sta lanciando il suo ultimatum alla popolazione di questo pianeta.
Le misure che si stanno attuando per operare una netta inversione di tendenza nel campo delle emissioni di CO2 sono molteplici e vanno dall’adozione di fonti rinnovabili a largo raggio (anche se si potrebbe fare decisamente di più), all’aumento delle supefici forestali per arrivare alla razionalizzazione dei processi di ogni tipo al fine di ridurre al minimo la produzione di anidride carbonica. E in quest’ottica anche il mondo dell’economia è chiamato a dare il suo contributo alla causa. Ma il rischio concreto è che i ‘furbi’ che scelgono di continuare a operare in barba alle regole dell’eco-sostenibilità, possano immettere sul mercato prodotti a basso costo, che però nel loro processo di lavorazione hanno generato una quantità di emissioni superiore agli altri prodotti più cari. Quindi, con la prospettiva di fornire al consumatore finale sempre più informazioni per arrivare ad una scelta consapevole dei propri acquisti, è allo studio in molti paesi l’introduzione di un nuovo dato sulle etichette dei prodotti, in via principale quelli alimentari. In sostanza accanto alla data di produzione, alla denominazione, al peso e alla scadenza della merce troveremo la quantità di emissione di CO2 generate per arrivare al prodotto finito.
Un’informazione importante che renderebbe l’acquirente protagonista delle sue scelte: la qualità, il prezzo o l’eco-sostenibilità?
Ma non mancano i primi scetticismi. Si teme che i valori siano difficilmente misurabili, e che i meno onesti possano barare facilmente. Ma non solo. Per molti appare limitativo considerare soltanto la fase della produzione per considerare l’entità delle emissioni. Pensiamo ad esempio ad un prodotto non alimentare che, anche se ottenuto in maniera perfettamente ecologica, durante il suo utilizzo causi indirettamente cospicue emissioni. In quel caso l’etichetta trarrebbe solo in inganno.
Ma il giudizio di nonsolosolare.it per l’idea è tutto sommato positiva, in linea con quello che stanno facendo ad esempio le Continue reading Etichette sugli alimenti che indicano le emissioni di CO2?