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Per Rubbia il futuro non sta nel nucleare ma nel solare

Il premio Nobel italiano, boccia nettamemte il nucleare. E indica nel solare termodinamico a concentrazione la via giusta per il dopo-petrolio.

http://www.questotrentino.it/

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Il premio Nobel è un riconoscimento prestigioso, che premia le personalità che con le loro scoperte hanno portato l’umanità un passo più avanti. Forse non tutti sanno che Alfred Nobel, l’institutore dell’onoreficenza, è stato l’inventore della dinamite. Una scoperta della quale il chimico svedese percepì da subito la potenza distruttiva. Secondo alcuni, mosso dal rimorso, decise per la creazione del premio che porta il suo nome.
L’Italia è da sempre patria di grandi artisti, e grandi uomini di scienza. Leonardo, Galileo solo per citarne un paio. E da che il Premio Nobel esiste sono diversi gli Italiani che se ne possono fregiare. Enrico Fermi, Renato Dulbecco, Rita Levi Montalcini. E Carlo Rubbia. Ed è proprio su quest’ultimo personaggio che intendiamo soffermarci.
Rubbia, a prescindere da questo titolo, è uno scienziato di fama mondiale. Una persona che è un’autorità nel campo dell’energia, sia nelle sue forme tradizionali che in quelle alternative.
Ebbene, Rubbia fino a pochi anni fa sovraintendeva l’ENEA, il prestigioso istituto italiano per le nuove tecnologie e l’ambiente. E probabilmente non esisteva persona più competente di lui in materia. Per l’Italia una vera fortuna.
Proprio in quegli anni stava diventando una realtà concreta la tecnologia del solare termodinamico a concentrazione, ovvero il solare ad alta resa, la possibilità di avere energia pulita senzi interruzioni e in grande quantità.
Ma lo scienziato, scarsamente supportato dalle autorità italiane, non vede decollare il suo progetto e in breve tempo, lascia la guida dell’ENEA. Ma prosegue la sua attività e presta la sua consulenza a paesi che nel termodinamico hanno creduto, come la Spagna. E oggi lo sviluppo esponenziale di questa nuova fonte, sembra dargli ragione.
Rubbia è stato di recente intervistato rilasciando dichiarazione veramente importanti.
In queste dichiarazioni boccia categoricamente il nucleare, ed esprime tutti i suoi dubbi sulla via scelta dal nostro paese. Se tutto andrà bene, i primi reattori in Italia cominceranno a fornire un apporto significativo in non meno di 10 anni. Nel frattempo si spenderanno moltissimi soldi per costruirle. E 6 soli impianti non permetteranno la tanto agoniata svolta energetica. Paesi come la Francia dispongono di 50 impianti e ad oggi preferiscono mantenere in funzione le vecchie centrali piuttosto che costruirne di nuove.
Circa le prospettive del solare termodinamico, a detta di Rubbia sono davvero ottime. Innanzi tutto parliamo di una forma di energia totalmente pulita. Parliamo di una tecnologia che sfrutta l’energia tratta dal sole anche nelle ore notturne, superando il limite posto dal fotovoltaico tradizionale. Per Rubbia esistono poche controindicazioni, se non il grande dispendio d’acqua (elemento necessario anche per le centrali nucleari). Anche se esiste la possibilità di sostituire le turbine a vapore con moderni motori a reazione. In questo caso non si utilizzerebbe più acqua ma il motore sarebbe spinto dal riscaldamento dell’aria Continue reading Per Rubbia il futuro non sta nel nucleare ma nel solare


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Usa e Cina lanciano le loro proposte: meno 17% e meno 40% di emissioni entro il 2020

I due colossi economici mondiali lanciano la loro proposta per la conferenza di Copenhagen ormai imminente, mettendo sul piatto cospicue promesse di riduzione delle emissioni. Siamo di fronte a un passo epocale?

http://www.ilgazzettino.net/wp-content/uploads/2009/10/conferenza-ONU-di-copenhagen.PNG

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Il protocollo di Kyoto, è stata la prima presa di coscienza del mondo moderno verso le problematiche ambientali che stanno pericolosamente minacciando il clima del pianeta. Ma a quel tavolo, al quale si sedettero un gran numero di delegati, provenienti da molti paesi, mancavano i due interpreti piu importanti. Gli Stati Uniti d’America e la Cina.
Un po come se al piu grande raduno rock del mondo non fossero intervenuti i Rolling Stones.
Non tanto per una questione di semplice importanza, quanto per una questione di coinvolgimento nel problema.
Perchè oggi l’alta concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, non ha un responsabile specifico, ma è certamente determinata e favorita dall’intensa attività industriale umana. E oggi, volente o nolente, USA e Cina giocano il ruolo di attori principali di questo film. E’ sbagliato definirli responsabili del problema, ma certamente qualsiasi accordo in merito di clima preso senza Usa e Cina è soltanto un accordo parziale, e sicuramente non risolutivo.
Quello che più o meno accadde a Kyoto.
Ma i tempi erano diversi, gli attori diversi, la situazione diversa.
Oggi l’emergenza del surriscaldamento globale si è fatta più serrata. Accordi più drastici di quelli di Kyoto, sono diventati ormai urgenza vera. E la conferenza di Copenhagen è l’occasione giusta per prenderli questi accordi.
E se per un attimo le ragioni su cui si fonda Copenhagen stessa hanno vacillato, ora siamo pronti al grande passo.
Obama, reduce da un premio Nobel per la Pace e da una storica svolta nel programma sanitario nazionale americano, si può oggi tuffare totalmente nella causa ambientale. E presenta un piano ambizioso, una seria proposta per l’imminente congresso.
Per il 2020 gli Usa si impegnano ad una riduzione del 17% delle emissioni, cifra che andrà progressivamente ad aumentare nei decenni successivi fino ad un 42% entro il 2030.
Stesso discorso per una Cina che per la prima volta si dimostra disponibile ad interventi di tipo ambientale all’interno della propria economia. Ed è un passo importante. In primo luogo perchè a Copenhagen la Repubblica Popolare invierà un proprio delegato, un evento storico. In più perchè le cifre che porta in campo appaiono gigantesche. Meno 40 - 45% entro l’anno 2020. Rimane qualche dubbio circa il conteggio della riduzione delle emissioni, che la Cina opera in maniera tutta sua.
Ma non sta qui il punto.
E anche se i pessimisti storici iniziano ad affermare che da Copenhagen si uscirà con un nulla di fatto, la via a questo punto Continue reading Usa e Cina lanciano le loro proposte: meno 17% e meno 40% di emissioni entro il 2020


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Perchè non muovere la macchina statale con l’energia rinnovabile?

Un progetto coraggioso e lungimirante potrebbe portare gli edifici pubblici all’autosufficienza energetica grazie alle rinnovabili. Con incalcolabili benefici.

http://archingeo.files.wordpress.com/

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Fin dai tempi più antichi, per i regnanti una delle voci di bilancio più gravose era il mantenimento delle strutture pubbliche.
Qualsiasi Stato, per il proprio funzionamento, necessita di tutta una serie di strutture indispensabili alla propria attività. Figuariamoci l’entitá del patrimonio immobiliare dello Stato Italiano ad esempio. Palazzi Comunali, Scuole, caserme, edifici pubblici in genere. Per non parlare degli arredi o le attrezzature in essi presenti. Una gigantesca macchina che ogni anno fagocita impresssionanti quantità di energia. Un costo ovviamente a carico della collettività che risulta inevitabilmente poco gradito alla cittadinanza.
In tal senso le soluzioni da adottare non sono molte, dal momento che gli edifici e le attrezzature sono indispensabili.
Ma l’energia rinnovabile oggi, offre una possibilità interessante alla quale si guarda con interesse sempre maggiore.
Utilizzando le fonti adeguate, indipendentemente dall’investimento iniziale, si garantirebbe in pochi anni l’autosufficienza energetica degli edifici pubblici.
Se a piccoli passi i tetti degli immobili venissero dotati di appositi moduli fotovoltaici e, dove possibile, si provvedesse allo sfruttamento di altre fonti pulite (es. eolico, geotermico, biomasse, ecc) avremmo un triplice risultato: abbattimento dei costi complessivi delle strutture pubbliche, alleggerimento degli oneri di mantenimento della macchina statlale a carico del cittadino, benefici ambientali nel campo delle emissioni risparmiate.
Un passo di certo coraggioso, ma dai benefici incalcolabili. Troppo spesso abbiamo notizie di nuove cattedrali nel deserto o di strutture costosissime mai entrare in funzione.
Lo stesso denaro se investito nel rinnovabile darebbe finalmente al nostro paese l’immagine di un Stato al servizio dei cittadini e Continue reading Perchè non muovere la macchina statale con l’energia rinnovabile?


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