La zona del bolzanese ha le risorse e le prospettive necessarie per alimentare i suoi consumi con energia autoprodotta e di origine rinnovabile.
Quando si pensa a luoghi montani di rara bellezza, nel nostro paese il pensiero corre subito alle zone del Trentino e dell’Alto-Adige. Enormi vallate, sconfinate foreste, maestosi massicci rocciosi.
Ma l’Alto Adige non è solo questo. L’Alto Adige è una mastodonica industria turistica, ma anche un’importante serbatoio di acqua e legname per l’Italia e senz’altro una realtà industriale in crescita in particolari settori.
Fra i post di nonosolosolare potete leggere della prima stazione di ricarica per veicoli elettrici a Bolzano.
Ma si scopre che la volontà di questa zona d’Italia è di raggiungere obbiettivi ragguardevoli in campo energetico, target per ora raggiunti soltanto da piccole realtà isolane e di paese.
Il target è quello dell’indipendenza energetica totale, e il mezzo per ottenere questo traguardo è un mix di fonti di approvigionamento, tutte a stampo rinnovabile.
Già perchè sul territorio l’energia la si ottine davvero in tanti modi.
A partire dalle tradizionalissimo centrali idro-elettriche che grazie all’abbondanza di acque e di declivii danno un grosso contributo sul consumo globale.
Ma l’Alto Adige è anche la patria delle bio-masse, una forma di energia rinnovabile poco pubblicizzata e conosciuta. Queste centrali, sparse in considerevole numero sul territorio bruciano prodotti di scarto della legna e escrementi animali.
E nel bolzanese non mancano alcuni stabilimenti geotermici ed installazioni fotovoltaiche.
Tuttavia oggi in buona percentuale si dipende ancora dagli idrocarburi.
Per cui l’obbiettivo finale, quando nel resto d’Europa entro il 2020 si punto ad un misero 20% di energia prodotta tramite fonti rinnovabili, nell’Alto Adige è del 75% entro la stessa data.
Per conseguire in un altro decennio il 100%.
Un esempio di visrtuosità che in un paese come l’Italia, lacerato dal dibattito sul nucleare, non può che far piacere.


