Dal dopoguerra ad oggi questa forma di energia ha sostenuto e garantito il fabbisogno energetico del nostro paese, senza segni di cedimento.
Molti hanno già stroncato il futuro dell’idroelettrico, ritenendola ormai una forma di energia satura visto che i più grandi impianti del nostro paese sono già stati costruiti e, per quanto si possa ancora pensare di metterne in cantiere di nuovi non si faranno enormi circa la potenza complessiva installata.
L’idroelettrico è però un settore che dall’inizio del secolo è rimasto legato ai destini del nostro paese, trainandolo nel corso del suo sviluppo economico. Oggi la quota complessiva dell’idroelettrico sul totale è del 15% ma non è sempre stato cosi.
Già in tempi non sospetti l’umanità si è accorta di quanto potevano essere utili l’acqua e la forza di gravità combinate.
I primi utilizzi sono stati quelli finalizzati alla macina del grano e alla bonifica di terreni paludosi per poi arrivare alla turbina elettrica, un’invenzione che trova comunque la sua reale applicazione pratica soltanto nel ventesimo secolo.
Ma il nostro paese e l’energia idrica hanno vissuto uno stretto rapporto fino agli anni del dopoguerra, in cui l’intero fabbisogno energetico italiano era coperto dalle centrali di questo tipo.
Questo perchè lo stivale dispone di una grande riserva d’acqua immagazzinata nelle Alpi che sgorga quotidianamente in quantità copiosa lungo i declivi montani. Una zona ideale nella quale impiantare queste strutture. E la cosa interessante è che l’idroelettrico è una fonte rinnovabile (perchè non si va esaurendo) e soprattutto una fonte pulita.
Come dire che l’Italia ha avviato il suo sviluppo energetico in linea con l’ambiente per poi rivolgersi man mano a fonti sempre meno ecocompatibili.
La storia dell’idroelettrico è stata una storia di grandi opere ma anche di grandi disastri, come quello avvenuto nel Vajont nel 1963, dove, in nome di uno sviluppo ottenuto ad ogni costo si è messo a repentaglio la vita della popolazione.
Il futuro dell’idroelettrico? Dipenderà da moltissimi fattori.
L’ammodernamento degli impianti potrebbe sicuramente migliorarne l’efficienza, ma è peraltro vero che siamo vicini alla saturazione del settore. Che però costituisce ancora circa un ottavo del totale dell’energia prodotta, e sicuramente può essere per l’Italia un’ottima base per il lancio delle rinnovabili.
Sempre che ci sia la coscienza di farlo.


