Per il Giappone dopo la svolta politica la svolta ambientale

http://www.valeriotabacchi.it

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Il Giappone è da sempre un paese strano per noi Occidentali, difficile da capire, difficile da interpretare.
Un paese che ha vissuto un passato semi-feudale, che è stato nemico acerrimo delle democrazie occidentali nell’ultima guerra mondiale salvo poi trovare una vocazione ultra-capitalista che lo ha portato ai vertici dell’economia mondiale.
Il Giappone ha invaso i nostri mercati con automobili, motociclette, impianti stereo, televisori, elettrodomestici, impianti di condizionamento, garantendo alta tecnologia ed elevata affidabilità. Tanto da farci pensare che tutto quello che proveniva dal Giappone fosse indiscutibilmente valido.
Un paese che negli ultimi 50 anni ha vissuto uno sviluppo pressochè ininterrotto fino ai giorni nostri.
Il presente e la crisi economica però hanno intaccato la cavalcata giapponese che per la prima volta ha dovuto confrontarsi con delle difficoltà che non aveva mai affrontato.
Uno scossone che ha avuto immediate ripercussioni politiche.
La destra conservatrice, al potere ininterrottamente negli ultimi 54 anni è stata battuta dall’opposizione democratica che ha riscontrato il successo popolare. Una popolazione che ha creduto nel programma si rinnovamento della corrente progressista che fra i suoi capisaldi ha inserito la svolta ambientale.
Una svolta ambientale che in Giappone si rende necessaria per varie ragioni.
All’indomani del protocollo di Kyoto il Giappone di è visto imporre delle limitazioni si emissioni inferiori al 10%, una cifra che sarà sicuramente in grado di onorare ma che tutta via sembra limitata rispetto alle potenzialità del paese.
Per questo il nuovo Governo, al pari del resto del mondo, si vuole imporre per il 2020 una riduzione di almeno venti punti, accompagnata ad un deciso impulso del settore delle energie pulite a impatto zero.
Non sono mancate le critiche da parte della fazione sconfitta nel turno elettorale, che ritiene che imporsi limiti troppo rigidi significherebbe porre un freno ad un economia che già annaspa.
Un’altro paese che si impone limiti ambientali ancora più rigidi per lanciare la rivoluzione verde e trovare gli stimoli giusti all’uscita dalla crisi.

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