In questi giorni la Formula 1 tiene banco per l’allontanamento di Briatore e la squalifica con la condizionale per la Renault per il fattaccio del GP di Singapore, quando si inscenò un incidente di Piquet per favorire il caposquadra Alonso.
Il problema della categoria è forse un altro, ovvero la mancanza di un pilota di classe superiore capace di calamitare l’interesse del pubblico. Ma questa è un’altra storia che poco c’entra con questo blog.
Forse non tutti sanno che l’automobilismo, al di la della pura funzione ludica, ha un importante funzione di sperimentazione di dispositizi e carburanti per le vetture di serie.
Meraviglie come il cambio automatico, l’ESP, l’ABS, il controllo di trazione, sono di diretta derivazione sportiva. Per la stessa logica che porta sugli aerei di linea gli ultimi ritrovati montati sui caccia da combattimento.
E oggi è giusto rendere manifesta una realtà di cui non tutti sono a conoscenza.
Di sicuro molti di voi hanno assistito in televisione al Gran Premio d’Italia, che ha visto l’ex ferrarista Barrichello trionfare.
Quelle vetture, quei bolidi da 300 all’ora, capaci di consumare un litro di benzina per ogni chilometro, anche se non si direbbe hanno un cuore verde, almento in parte.
Il regolamento prevede che il 5% del carburante utilizzato dalle monoposto sia bio-carburante, ovviamente di derivazione vegetale. Un contributo alla riduzione delle emissioni? No, almeno per il momento.
La quantità è cosi impercettibile da non avere reali effetti di questo tipo.
Tuttavia questa piccola percentuale ha un valore simbolico non indifferente.
In primo luogo perchè è destinata a crescere e, non è escluso, che in un prossimo futuro avremo una Ferrari ecologica a sfrecciare sulle piste del Mondiale.
In secondo luogo perchè una scelta del genere avviene nel tempio del dispendio energetico e dell’indifferenza per il problema del surriscaldamento globale.
Speriamo che serva.
L’automobilismo comincia a ragionare verde
– 21 settembre 2009Posted in: Altre fonti rinnovabili


