L’estate non è estate se non si è tuffato il viso almeno una volta in una rossa fetta d’anguria, il frutto che per sapore è freschezza è uno dei simboli della bella stagione che purtroppo sta volgendo al termine.
Un frutto che a quanto pare presenta caratteristiche peculiari per la produzione di etanolo, ovvero di biocarburanti.
Pensiamo un attimo a quando ci cibiamo di questo ottimo prodotto.
Che fine fa la verde, consistente buccia? Ovviamente nella spazzatura. Gli studi hanno dimostrato che i prodotti di scarto dell’anguria sono assolutamente perfetti per ottenere propellenti vegetali, data l’elevata concentrazione zuccherina.
Inoltre non tutti sanno che del raccolto di cocomeri, una buona parte non giunge mai sulle tavole dei consumatori finali.
Alcuni difetti nella crescita del frutto oltre a imperfezioni estetiche lo rendono invendibile e per questo si opera uno scarto già nella fase della raccolta. Ovviamente il destino di questo ‘prodotto non vendibile’ è scontato.
Perciò, destinando il prodotto di scarto direttamente alla produzione del biocarburante si otterrebbe un duplice effetto: non esisterebbero più problemi collegati allo smaltimento e si trasformerebbe in energia del materiale organico inutilizzabile.
E soprattutto si farebbe una mossa importante nel preservare i suoli dallo sfruttamento indiscriminato per i bio-carburanti, che come già ribadito in varie occasione sottrarrebbe prezioso terreno alle coltivazioni tradizionali, mettendo verosimilmente a rischio nel prossimo futuro l’autosufficienza alimentare dei popoli.
Biocarburanti dalle angurie
– 28 agosto 2009Posted in:


