Oggi la reintroduzione del nucleare in Italia viene pubblicizzata principalmente per mezzo di una presunta, drastica riduzione dei costi che deriverebbe dall’introduzione dell’energia da fissione fra le fonti di approvigionamento.
Il dato tuttavia viene ottenuto non tanto grazie ad un calcolo ragionato, quanto in base ad un semplice paragone.
L‘Italia non ha il nucleare, la Francia lo ha. In Francia l’energia costa il 40% in meno che in Italia.
Un metodo abbastanza curioso per eseguire un calcolo di questo tipo.
Anche perchè, dopo questo annuncio della Presidenza del Consiglio dei Ministri si è aperto un dibattito che ha voluto vederci chiaro su queste cifre per capire se effettivamente siano supportate dai fatti.
E dopo un’analisi nemmeno troppo approfondita si scrive qualcosa di molto interessante.
Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Grecia, Irlanda, Lussermburgo, Lettonia, Portogallo e Polonia.
Segnatevi questi paesi. Sono 10, tutti membri della comunità europea, almeno 5 possiedono un’economia molto sviluppata.
Con l’Italia hanno in comune l’assenza di centrali nucleari.
Uno di questi paesi poi, la Danimarca, vanta una cospicua percentuale del proprio fabbisogno energetico prodotto per mezzo di fonti rinnovabili, dall’energia eolica in particolare.
In questi 10 paesi, diversi per storia, economia e fonti energetiche impiegate, in media si spende il 48% in meno che in Italia.
Senza reattori nucleari.
Questo dato deve fare riflettere e deve farci capire ancora una volta quanto l’energia nucleare non sia necessariamente l’unica via. Il nucleare in Italia avrebbe un sicuro aggravio dei costi derivante dalla ricerca del materiale fissile (uranio, plutonio).
Ricordiamo che la Francia utilizza l’uranio del Niger, paese ex-coloniale con il quale intrattiene rapporti privilegiati.
Cosa che per l’Italia sarebbe completamente differente.
E poi un’ultima constatazione.
Il nucleare non è una fonte rinnovabile.
Anche in ottica futura, uno sfruttamento cospicuo di questa risorsa potrebbe portarci nelle stesse condizioni di oggi per il petrolio. E’ un dato di fatto che le fonti rinnovabili siano la via giusta da perseguire.


