Il Regno Unito nella prima metà dell’Ottocento fu l’indiscusso protagonista di un fenomeno che trasformò radicalmente la società e l’ambiente. Dotata delle materie prime (in particolare del carbone), di un’urbanizzazione in via di sviluppo, dei capitali e della forza lavoro il paese diede vita alla cosiddetta Rivoluzione Industriale.
Un fenomeno che, per quanto produsse notevoli benefici, intaccò, spesso irreparabilmente l’ambiente e la dignità umana.
Lo sviluppo urbano dei centri industriali fu frenetico e spesso sconsiderato.
L’alta concentrazione di centri produttivi alimentati a carbone, provocò un massiccio inquinamento dell’atmosfera che, mista alla tipica nebbia inglese, diede vita al fenomeno dello smog (smoke, fumo + fog, nebbia).
Vennero eretti interi quartieri dove alloggiare le masse lavoratrici, senza il minimo rispetto per l’igiene, le condizioni minime di vita, insomma senza il rispetto della dignità umana.
La classe lavoratrice, sottopagata, era costretta a estenuanti turni di lavoro senza alcuna indennità di malattia. Chi si ammalava, in molti casi, rimaneva sul lastrico.
Oggi la Gran Bretagna, forse memore di quei tempi difficili, avvia una nuova rivoluzione.
La rivoluzione verde.
L’esperienza del paese è particolarmente significativa, forse perchè l’isola britannica fino a poche decine di anni fa era uno dei maggiori responsabili delle emissioni di CO2, forse perchè prima di altri a già conseguito importanti risultati.
I livelli di immissioni di CO2 dal 1990, sono già calati, secondo fonti attendibili, di 22 punti percentuali.
Un dato che tuttavia non fa sedere sugli allori le autorità anglosassoni, che rilanciano.
Meno 34% entro il 2020. Più di quanto richiesto dal pacchetto energia 20 20 20.
I ministri di Attività Produttive e dell’Energia e del Cambiamento Climatico (esiste un ministero apposito pensate) hanno in mente di ottenere il 40% del fabbisogno energetico del paese da energie a impatto zero: fotovoltaico, eolico (off-shore principalmente), centrali che sfruttano il moto delle maree.
Il tallone d’achille del progetto, a parere di nonsolosolare.it, è costituito dall’introduzione del nucleare e del carbone ‘pulito’ in questo famigerato quaranta per centro.
Più volte nonsolosolare.it ha sottolineato quanto sia sbagliato classificare il nucleare come energia a impatto zero, principalmente perchè se è vero che non viene emessa CO2 dalle centrali, il problema delle scorie è diverso, ma altrettanto drammatico per l’ambiente.
Si stima complessivamente che le utenze elettriche inglesi rincareranno del 6% in media, un effetto che verrà parzialmente contenuto da incentivi in denaro per le abitazioni inglesi che si renderanno elettricamente autonome (diversi milioni secondo le stime).
Circa il carbone, quantomeno, l’obbiettivo è di dismetterlo definitivamento entro il 2050.
Hanno in cui, congiuntamente i paesi del G8 prospettano e si impegnano ad una riduzione di CO2 pari all‘80%.
Non viviamo in tempi meravigliosi, ma possiamo, quantomento, guardare con minore apprensione al futuro.





[...] ed i paesi poveri. I primi sicuramente più dotati di mezzi economici per mettere in atto politiche anti-cambiamento del clima, i secondi bisognosi di risorse per mettere in campo misure simili. Anche in questa fase si è [...]