L’Antartide, il Polo Sud del pianeta, rappresenta per il mondo scientifico internazionale un capo di studi veramente interessante, in linea principale per studiare il passato del nostro pianeta.
Infatti i vari strati di ghiaccio, hanno intrappolato nel tempo l’atmosfera terrestre e in alcuni casi anche micro-organismi.
Tramite carotaggi profondi, si prelevano cilindri di ghiaccio e se ne studia la composizione.
Un’attività questa di fondamentale importanza perchè aiuta a ricostruire la storia della terra, i cambiamenti climatici, ecc.
Certamente per operare questo tipo di studi è fondamentale una presenza costante sul territorio antartico, che di per se rappresenta un ambiente del tutto inospitale ed inadatto alla vita umana.
Le temperature, le continue tempeste, la lontananza dal mondo civilizzato, l’impossibilità di spostarsi con mezzi diversi dall’aereo, rendono la permanenza uno scoglio difficile da superare.
Per questo si rende necessaria la costruzione di basi antartiche, veri e propri centri indipendenti in cui gli occupanti devono poter provvedere a tutte le necessità quotidiane.
Una base tipo contiene gli alloggi per gli studiosi, servizi igienici, ambulatori (a volte sale operatorie), cucine.
E’ ancbe indispensabile la presenza di un medico, poichè in caso di emergenza diventa spesso difficile il trasporti di eventuali malati.
Uno dei requisiti fondamentali di una base è quello dell’indipendenza energetica.
Fino ad oggi si provvedeva al fabbisogno con generatori diesel, inquinanti e ovviamente vincolati a rifornimenti di carburante.
Oggi la soluzione è pronta, ed è rappresentata dalle fonti rinnovabili.
Il fabbisogno energetico dei centri di ricerca è principalmente collegato al riscaldamento, al funzionamento delle apparecchiature, alla dispendiosa conversione del ghiaccio in acqua.
Oggi molte basi hanno scelto di integrare nelle loro strutture i moduli fotovoltaici.
Ed è notizia di questi giorni l’installazione di un impianto eolico presso la base britannica ‘Princess Elisabeth’, un impianto da 6 kwh. Un’impianto che ha dei rendimenti altissimi, in ragione dei fortissimi venti che soffiano al Polo Sud.
Una scelta epocale, che avviene in un luogo simbolo della salute del pianeta.
Un luogo su cui i clorofluoridati hanno aperto un buco nella fascia protettiva di ozono, un luogo in cui le correnti marine hanno trasportato l’inquinamento dell’intero pianeta con danni sensibili all’ecosistema.
L’impianto eolico della stazione scientifica, accompagnerà un sistema di pannelli solari e renderà la struttura impatto zero. Il progetto è stato ideato da un’azienda scozzese.
Eolico in Antartide
– 25 luglio 2009Posted in: Altre fonti rinnovabili, Energia eolica


