Detta cosi sembra una figura retorica della lingua italiana, detta ‘ossimoro‘, che accosta due termini dal significato completamente opposto. Per esempio sono ‘ossimori’: ghiaccio bollente, calma agitata, giovane vecchio, ecc.
Qui le due parole accostate sono i pannelli solari, la fonte rinnovabile per eccellenza, e il distributore di benzina, il simbolo dei combustibili fossili ancora oggi molto presenti nella vostra vita.
Ieri, io in persona, il padre di nonsolosolare.it, giravo per la mia città, la splendida ma spesso sottovalutata Genova.
Sui cartelli che si trovano ai limiti del comune, sotto la scritta che indica che siete entrati nella Superba, campeggia in caratteri neri su sfondo bianco la dicitura ‘CITTA’ DENUCLEARIZZATA’.
Quasi a definire una potenzialità di centro urbano ‘ecologicamente’ all’avanguardia che rifiuta l’atomo in favore delle energie pulite. Una potenzialità al momento inespressa.
Ebbene, ieri, mentre stavo per imboccare la contestatissima sopraelevata, la strada rialzata che attraversa i punti nevralgici di Genova, ho avuto una visione, quasi per caso tanto che mi sono stropicciato gli occhi per capire se stavo vedendo bene o si trattava di un’allucinazione per le troppe letture sull’argomento
Ho notato strutture molto simili a pannelli fotovoltaici che, udite udite, erano proprio pannelli fotovoltaici.
Si trovavano disposti su un’ampia superficie lisci che solo successivamente ho potuto identificare come la tettoia di un distributore di benzina. Proprio al di sotto della tettoia un gruppo di potenti luci fornisce a questa comune stazione di servizio un aspetto avveneristico. Non contento di avere visto con i miei occhi, mi sono avvalso del satellite per mezzo di Google Maps.
Questo è stato cio che ho visto: i pannelli solari erano davvero pannelli solari. Clicca qui per il link a Google Maps.
Mi è sembrata una splendida metafora del mondo moderno.
Il passaggio di testimone fra il vetusto petrolio, che come un vecchio orso in agonia sferra le ultime zampate cercando di sottrarsi ad una fine ormai segnata, e l’energia solare che elegantemente riempie di luce il distributore senza alcun impatto sulla natura circostante.
Ma questo è solo uno degli esempi del mondo che sta cambiando.
Una famosa industria di abbigliamento del basso Piemonte, ha deciso di coprire il tetto dei suoi stabilimenti produttivi, certo impegnando una cospicua quantità di denaro, che comunque gli garantirà la totale indipendenza della struttura.
Stessa cosa fa una delle più grosse industrie produttrici di birra degli Stati Uniti che ha deciso di dire basta alle tradizionali utenze elettriche.
Un fenomeno inarrestabile.
Copriamo i tetti di pannelli, non le pianure di reattori nucleari.
Non è un consiglio, ma un’affermazione.


