Le grandi potenze economiche mondiali, per quanto non disdegnino l’utilizzo del nucleare, certamente negli ultimi tempi ne stanno ridimensionando considerevolmente il ruolo e decisamente stanno spostando il loro interesse verso le nuove forme di energia.
Tuttavia, fra i paesi in via di sviluppo, dove sono presenti ancora sacche di povertà talvolta estrema, si assiste al fenomeno contrario. Pensiamo alla Corea del Nord, ma soprattutto pensiamo all’Iran.
Il paese un tempo veniva chiamato Persia, che in questi giorni calamita l’attenzione dei media a causa dei disordini immediatamente successivi alle ultime elezioni, è un paese particolare contraddistinto da una storia anticihissima e da eventi unici nel proprio genere. A cominciare dalla forma di governo, un repubblica islamica, i cui capi supremi sono anche al vertice della gerarchia religiosa. Un caso unico nel suo genere, in piena antitesi con la storia mondiale recente. Gli eventi recenti ci mostrano un Iran, governato da un Presidente e una corrente politica di stampo integralista, che si getta in una corsa disperata al nucleare civile per sfuggire alla dipendenza dal petrolio.
Si ma come si è arrivati a questo punto? E non stiamo parlando forse di uno dei maggiori produttori di greggio? In realtà non tanto perchè il paese autoconsuma una buona fetta della sua produzione.
In più il mercato globale ha innescato un processo malsano che rende i paesi fornitori di greggio deboli.
I prezzi, mantenuti artificialmente bassi, finiscono per arricchire pochi individui senza portare reali benefici all’economia nazionale. Stime attuali dicono che l’Iran avrebbe redditività solo da un petrolio ben oltre i 130 dollari al barile.
Appare chiaro che in un contesto del genere sembra che sia il resto del mondo a spingere paesi come l’Iran a orientarsi verso l’atomo, e non tanto i presunti progetti di una fantomatica costruzione di un ordigno. Un’ipotesi non campata in aria intendiamoci.
E’ indubbio, indipendentemente dai giudizi morali che non interessano assolutamente a questo sito, che la repubblica iraniana non sia un esempio di democrazia, siamo verosimilmente in presenza di un entità nazionale che vive un periodo di profonda instabilità e di non pieno rispetto dei diritti umani.
Tuttavia occorre capire percè l’Iran creda che il nucleare a scopi civili potrebbe davvero servire.
Il materiale fissile sarebbe di provenienza russa e l’arricchimento dell’uranio verrebbe gestito direttamente nel paese.
Il pericolo di un attacco nucleare? Non cosi remoto come si pensa, ma quale piccola nazione lancerebbe il primo missile con la prospettiva di trovarsi tutti contro ed essere raso al suolo in un batter d’occhio?
Niente più guerra fredda, ma l’equilibrio del terrore funziona ancora eccome.
Casomani il problema iraniano è il futuro.
Un futuro in cui il paese deve necessariamente essere condotto ad una svolta democratica dalla comunità internazionale.
Una comunità internazionale che deve offrire all’Iran prospettive di sviluppo, che partano da una gestione maggiormente redditizia del petrolio rimasto e la creazione delle basi per uno sviluppo economico duraturo.
Il nucleare è oggi un luccicante specchietto per le allodole, un falsa scorciatoia imbracciata come una bandiera da una fazione politica intengralista verso uno sviluppo che non ci sarà.
L’Iran e il nucleare
– 24 giugno 2009Posted in:



Mi spiace ma non condivido per nulla l’articolo che peraltro si contraddice in più parti.
L’Iran non è affatto un paese non democratico: ci sono state regolari elezioni e un verdetto più che chiaro.
Brogli elettorali? molto più concreti qui in Italia (nessuno ricorda più il caso Deaglio?) e soprattutto in USA (Bush Jr. vs Gore, un vero e proprio colpo di stato).
Il problema dell’Iran è che rappresenta un valido esempio di sistema alternativo al nostro, e che non funziona peggio del nostro, anzi!
La scelta del nucleare è relativa semplicemente alla giusta programmazione della produzione energetica in vista dell’esaurimento delle risorse petrolifere. guarda un pò: programmano per il futuro!
Si può dire lo stesso dell’Italia che si sveglia ora col nucleare (ormai è tardi per partire, prevedo tanti soldi butatti) e soprattutto si sveglia da poco sulle rinnovabili con meno sole come la Germania che hanno svariate volte la nostra produzione energetica da energia solare!
Dimitri ti ringrazio per il commento che come vedi non ho problemi a pubblicare.
Ho espresso delle opinioni e me ne faccio carico, non ho detto che l’Iran non sia formalmente una democrazia, tuttavia credo ci siano numerosi segni di incrinatura al sistema.
L’articolo che ho scritto non ritengo si contraddica in nessun punto, semplicemente non esprime nè una forte condanna nè un assenso incondizionato alle azioni dell’Iran.
Circa l’utlizzo dell’energia nucleare credo tu possa capire che un blog che promuove le fonti rinnovabili non la accetti per principio.
Spero tu legga la mia replica.
Ti saluto.
Ti ringrazio per la risposta.
Il nucleare non piace neanche a me, anzi…
Tuttavia mi piace ancor meno che dei paesi che hanno centrali nucleari e anche bombe si permettano di entrare nelle questioni interne di un altro paese a tal merito.
Ancor meno mi piace tutto ciò che c’è dietro a questo tipo di atteggiamenti.
passiamo alle contaddizioni:
prima si dice:
Appare chiaro che in un contesto del genere sembra che sia il resto del mondo a spingere paesi come l’Iran a orientarsi verso l’atomo, e non tanto i presunti progetti di una fantomatica costruzione di un ordigno. Un’ipotesi non campata in aria intendiamoci.
e poi si conclude:
un falsa scorciatoia imbracciata come una bandiera da una fazione politica intengralista verso uno sviluppo che non ci sarà.
Ma non era un’idea non campata in aria???
Infine: il problema dell’iran con il petrolio è che non ha raffinerie… in pratica esporta in grezzo e poi reimporta i prodotti lavorati (o raffinati in questo caso).
C’entrerà mica l’embargo in corso da anni con tutto ciò?