L’effetto serra, è bene che non ci si stanchi mai di dirlo, è quel fenomeno che si verifica in seguito all’elevata concentrazione di anidride carbonica nell’aria. Quest’ultima, secono il processo delle comuni serre per le piante, permette ai raggi solari di filtrare ma impedisce al calore di disperdersi.
Se nelle serre il calore aiuta la crescita dei vegetali, sulla superficie terrestre si genera un processo di surriscaldamento capace di sconvolgere, nel tempo, gli equilibri naturali.
Desertificazione progressiva e scioglimento dei ghiacciai ne sono i fenomeni più evidenti.
La politica adottata per combattere questa forma nociva di surriscaldamento deve essere una in primis: la chiusura dei ‘rubinetti’ che immettono CO2 in eccesso nell’atmosfera.
Non ce ne rendiamo perfettamente conto, ma, in pratica, ogni attività umana produce anidride carbonica, direttamente o indirettamente.
Per intenderci anche l’energia consumata dal vostro PC mentre leggete questo post genera la famigerata CO2.
Le fonti rinnovabili possono porre un argine solido a queste immissioni sconsiderate: l’energia prodotta da un impianto eolico o fotovoltaico, avviene senza senza ‘liberazione’ di nessun gas serra nell’aria.
Non una particella di questo elemento viene generata e i risvolti ambientali sono manifesti.
Certamente, qualora il nostro pianeta potesse fregiarsi della capacità di ottenere il suo intero fabbisogno energetico da fonti ‘pulite’, il problema dell’effetto serra sarebbe definitivamente scongiurato.
Una prospettiva forse ancora un pò lontana ma auspicabile.
Se è vero che il problema di immissioni di gas nocivi nell’atmosfera è oggi una vera emergenza per l’umanità, è anche vero che il nostro pianeta da sempre mette spontaneamente in opera un meccanismo di auto-difesa.
L’esercito che combatte questa guerra è l’intero regno vegetale.
Ogni pianta, sia essa un albero, un arbusto, un cespuglio o un rampicante ‘vive’ grazie alla fotosintesi clorofilliana, un meraviglioso procedimento chimico che ‘preleva’ anidride carbonica dall’aria per trasformarla in glucosio alla presenza di luce solare.
Per intenderci , in una piccola cittadina un po trafficata, un parco pubblico di dimensioni medie può provvedere a disinnescare il pericoloso processo dell’effetto serra.
Situazione simile si può ricreare anche in grandi centri urbani, se con perseveranza li si dota di ‘polmoni verdi’.
In un’epoca in cui la deindustrializzazione libera spazi considerevoli, l’incremento delle superfici verdi è veramente possibile e per certi versi necessario.
Studi approfonditi dimostrano che alberi e parchi nei periodi di maggiore calura, generano oasi refrigerate con temperature sensibilmente più basse, che in città invase da asfalti e cementi possono diventare il rifugio ideale o la giusta alternativa a climatizzatori e condizionatori (con evidenti ripercussioni dui consumi energetici).
La Svezia e i paesi scandinavi in genere, da decenni attuano un’azione per l’incremento del patrimonio forestale.
Non sarebbe magnifico, fra 20 anni, camminare in mezzo a distese verdi disseminate di mini impianti eolici e sottili ed efficienti moduli fotovoltaici?


